27 gennaio: silenzio, si commemora l’Olocausto

 

Olocausto

Se l’orrore per il diverso, sia di un’altra etnia o religione; sia per via di handicap o di orientamento sessuale, ci cattura. Se il diverso ci spaventa perché temiamo ci possa contaminare in chissà quale modo, o sottrarre qualche privilegio, magari duramente inseguito. Se tutto questo ci attanaglia, forse, una possibile nuova edizione dell’Olocausto non è poi così utopistica.

Erano uomini come noi quelli che, al soldo dei nazisti, tentarono di estirpare dalla faccia della terra persone come loro con la sola colpa di non essere, apparentemente, uguali a loro: per religione (ebrei, Testimoni di Geova, Pentecostali), per credo politici (comunisti, socialisti), per nazionalità (Serbi, Croati, Polacchi), per capacità (disabili). Erano uomini come noi quelli che guadagnarono miliardi su quell’Olocausto, come la I. G. Farben, colosso dell’industria tedesca specializzata in antiparassitari, che preparò in via quasi esclusiva il famigerato Zyklon B, composto a base di cianuro, con cui si facevano le docce ai prigionieri da assassinare.

Erano uomini come noi che scelsero di vivere nel lusso, nella superbia, nella detenzione del potere e che morirono, grazie a Dio, nell’infamia più totale. Dimenticare l’Olocausto, significa scordare gli oltre 5 milioni di martiri; significa non dare onore alle migliaia di persone come noi che, rischiando la morte a loro volta, si adoperarono per salvarne alcuni. Significa perdere di vista che le nostre paure per il diverso, nelle giuste occasioni, possono portare ai più grandi crimini mai immaginati, ma, purtroppo, realizzati.

 

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