Giornata mondiale sindrome di Down: come mi vedi?

Sindrome di Down, Joe McTighe

“Tu, come mi vedi?” è l’emozionante video promosso da COOR DOWN, l’associazione che coordina tutto il mondo delle associazioni che si occupano della sindrome di Down. L’occasione della promozione del video, il 21 marzo 2016, undicesima edizione della Giornata Mondiale della sindrome di Down. Il video è promosso attraverso l’hashtag #HowDoYouSeeMe

Olivia Wilde, testimone della campagna sulla sindrome di Down

L’attrice con passaporto statunitense e irlandese, protagonista di numerose pellicole, si presta a rappresentare Anne Rose Rubright, una ragazza di 19 anni con la sindrome di Down che vive nel New Jersey, ma che potrebbe perfettamente incarnare i sogni e le aspettative di migliaia di persone affette dalla sindrome. Un minuto e mezzo nei panni di una ragazza con sindrome di Down per meglio comprendere come queste persone vedano sé stesse e aiutarci a vederle come persone.

E’ innegabile che la maggior disponibilità da parte della società di concedere a persone affette dalla sindrome di potersi emancipare ha prodotto risultati impensabili solo pochi decenni fa. Sono in molti, infatti, coloro che sono riusciti a ritagliarsi uno spazio proprio, acquisendo una notevole autosufficienza.

Un esempio viene da Milano, dove grazie all’associazione Vivi Down, diversi ragazzi sono stati inseriti nel mondo del lavoro. “Al martedì pomeriggio, presso la sede di Vivi Down”, racconta Roberto, un volontario dell’associazione, “teniamo un corso per aiutare ragazzi con sindrome di Down dai 17 ai 22 anni a migliorare le competenze con gli strumenti di Office. Sono sette ragazzi di ambo i sessi, i quali sono già a loro volta impegnati in attività di volontariato: chi alla Croce Viola, chi alla mensa dei poveri, chi in altri ambiti. Questo corso ha la finalità di permettere loro di sbrigare anche questioni amministrative, usando bene Word, Excel, ecc.”.

La maggioranza di questi ragazzi, in maniera del tutto autosufficiente, usa i mezzi pubblici di Milano per spostarsi. “Qualcuno arriva al corso direttamente dal lavoro”, continua Roberto, “e una volta usciti hanno anche altre attività, come la palestra, ad esempio. Usano alla perfezione le app che permettono loro di utilizzare i mezzi pubblici ed essere sempre puntuali.”

Loro ci mettono tutto per raggiungere i loro obiettivi e la loro autosufficienza: a noi, offrono l’occasione meravigliosa per muoverci a empatia, tifando per loro e sostenendoli.

 

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