Inquinamento delle trivelle: sconcertante in Adriatico

inquinamento delle trivelle

Inquinamento delle trivelle nell’Adriatico: il Governo che nasconde i dati sulla diossina che si è abbattuta nella città di Taranto a causa dell’attività dell’ILVA, nasconde anche i dati dello studio ISPRA, richiesti da ENI, proprietaria delle trivelle che circondano la Penisola, obbligata dalle normative a produrli annualmente. Il risultato (come dubitarne?) non è affatto rassicurante.

Inquinamento delle trivelle nell’Adriatico: il 17 aprile, ricordatevene

I dati si riferiscono ai monitoraggi ISPRA per l’anno 2014. Sì, perché GreenPeace sta richiedendo di ottenerli già da luglio 2015 al Ministero competente, quello dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, diretto da Gian Luca Galletti, ma solo oggi li ha ricevuti. E solo in parte. Delle oltre 130 piattaforme presenti nei nostri mari, GreenPeace ha ricevuto le informazioni relativi a sole 34 trivelle. Dai dati si evince che il 79% delle piattaforme presenta sedimenti con un inquinamento oltre i limiti fissati dalle norme comunitarie per almeno una sostanza pericolosa. Il 67%, addirittura due.

Spiega GreenPeace nel suo rapporto che, relativamente ai mitili prelevati e analizzati, “circa l’86% del totale dei campioni analizzati nel corso del triennio 2012-2014 superava il limite di concentrazione di mercurio identificato dagli SQA (Standard di Qualità Ambientale)”. Ci si riferisce al mercurio non a caso: è l’unico metallo pesante che abbia limiti specifici di legge.

“I risultati mostrano che circa l’82% dei campioni di mitili raccolti nei pressi delle piattaforme presenta valori più alti di cadmio rispetto a quelli misurati nei campioni presenti in letteratura; altrettanto accade per il selenio (77% circa) e lo zinco (63% circa). Per bario, cromo e arsenico la percentuale di campioni con valori più alti era inferiore (37%, 27% e 18% rispettivamente)”, aggiunge GreenPeace. Evidentemente, temere l’inquinamento prodotto dalle trivelle non è preclusione alla modernità: il 17 aprile, giorno di referendum, non scordiamolo.

Le piattaforme a cui ci si riferisce, occorre precisare, estraggono gas. Delle altre cento, tra cui alcune petrolifere, non sappiamo nulla e solo perché il Ministero dell’Ambiente e della (presunta) Tutela del Territorio del Mare ad oggi non si è degnato di rendere disponibili i dati. Che siano peggiori di quelli che ci ha permesso di analizzare?

 

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