Trivelle nell’Adriatico: chi le vuole?

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C’è un che di perverso in un Governo che nella legge di stabilità inserisce emendamenti anti trivelle e poche settimane dopo rilascia un nuovo permesso di ricerca al largo delle Isole Tremiti. Non poniamo la domanda “Di chi stia facendo gli interessi?”: la risposta la sappiamo già.

Trivelle in Adriatico: il nostro mare è in pericolo

Che le decisioni del Governo siano pesantemente influenzate dalla lobby dei petrolieri è evidente: lo vediamo (e respiriamo) nelle nostre città, costantemente in ostaggio delle polveri sottili. Ma dove stia il genio nel concedere la possibilità di trivellare l’Adriatico, un mare chiuso e con i vicini (la Croazia) che ci implorano di rinunciare alle trivelle come hanno fatto loro; in un momento storico in cui il surplus di produzione ha portato il petrolio al di sotto dei prezzi da discount, è tutto da verificare.

Al momento, sono tredici le compagnie petrolifere che hanno manifestato interesse per avviare l’attività di ricerca: di queste, sei sono italiane e sette straniere. Ben sedici le concessioni già rilasciate che riguardano un totale di 6.327 kmq, dei 127.000 disponibili. 38 (trentotto) le richieste di permesso di ricerca in attesa di autorizzazione cui si aggiungono otto istanze di permesso di prospezione. Sono cinque le ricerche di concessione all’estrazione di petrolio. Trivelle e piattaforme petrolifere sembrano già pronte a perforare nel canale di Sicilia (Edison) e al largo della costa teatina in Abruzzo.

Va tenuto presente che anche le attività di ricerca non sono sempre esenti dal produrre gravi danni ambientali, specie quelle che utilizzano la propagazione di onde acustiche prodotte artificialmente (air gun), una sorta di compressore che fa esplodere una bolla d’aria sott’acqua. Al momento, la Cassazione ha riammesso il referendum sul divieto delle attività petrolifere entro le dodici miglia, il che significa che, nella migliore delle ipotesi, i cittadini non potranno dire la loro sulle trivelle in mare aperto. Su questo, Legambiente e altre associazioni ambientaliste stanno dando battaglia. Sostenerle, un dovere.

 

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